La prevenzione digitale che può cambiare la sanità italiana

Dall'articolo su Scenari del Gruppo24Ore - Anno 2025, n.16, in Allegato a Il Sole 24 Ore
Dalla ricerca ai territori, attraverso lo sviluppo di modelli predittivi, infrastrutture digitali e sperimentazioni che rendono la prevenzione un percorso continuo per i cittadini

Nel quadro della trasformazione sanitaria avviata dal PNRR, la Fondazione DARE – Digital Life-long Prevention sta assumendo un ruolo di primo piano nel riposizionare la prevenzione al centro delle politiche di salute pubblica. Nata nel 2022, la Fondazione aggrega università, INFN, IRCCS, aziende sanita-rie e imprese tecnologiche di primo livello – tra cui Exprivia ed Engineering, attori chiave dell’innovazione digitale italiana – con l’obiettivo di costruire un’infrastruttura naziona-e per la prevenzione continua, personalizzata e basata sui dati.
La scala dell’iniziativa è inedita: oltre 80 sperimentazioni in corso, dal Nord al Sud del Paese, più di 2,5 milioni di cittadini coinvolti, 450 ricercatori e tecnologi impegnati nello sviluppo di algoritmi predittivi, soluzioni digitali di prevenzione e piattaforme interoperabili per la sanità pubblica. L’obiettivo è rafforzare la capacità del Sistema sanitario nazionale di anticipare bisogni, prevenire malattie e rendere i percorsi più sostenibili.
La prevenzione come asse strategico Durante l’evento “Salute 5.0 e Ricerca”, tenutosi l’11 novembre alla Sapienza alla presenza del ministro Schillaci, le quattro Fondazioni del Piano Nazionale Complementare – D34Health, ANTHEM, Fit4MedRob e DARE – hanno mostrato come il Paese stia costruendo un ecosistema dell’innovazione capace di integrare scienze omiche, wearable, intelligenza artificiale, digital twin e grandi infrastrutture di ricerca. In questo contesto, DARE ha illustrato un modello che combina in un’unica architettura dati clinici, comporta-mentali, genetici e ambientali, restituendo strumenti predittivi utili per anticipare bisogni di salute e rendere più efficaci gli interventi di prevenzione.
L’importanza strategica di questo modello è stata ribadita anche agli Stati Generali della Ricerca Medico-Scientifica organizzati al Senato, dove Lorenzo Chiari, professore di ingegneria biomedica all’Università di Bologna e presidente della Fon-dazione, ha sottolineato come “la prevenzione rappresenti un investimento strutturale per il Paese” e come interoperabilità e innovazione possano rafforzare il SSN affrontando in modo più efficace cronicità, fragilità e disabilità. “La sfida politica e culturale – ha spiegato – è passare da Health in all policies a Prevention in all health policies. Serve continuità nelle politiche per ricerca e innovazione sanitaria, e strumenti di finanza d’impatto che promuovano investimenti lungimiranti nella prevenzione”.

riunione dare

I tre Spoke
Il progetto si articola in tre aree principali. Lo Spoke 1 abilita l’intero ecosistema fornendo tecnologie, competenze etico-legali ed economiche, infrastrutture e modelli organizzativi. Filippo Lanubile descrive così il contributo del team dell’Università di Bari: “Abbiamo sviluppato una pipeline di MLOps per la costruzione di modelli predittivi in ambito sanitario. Oltre alla piena tracciabilità degli esperimenti, automatizziamo i controlli di qualità e supportiamo gli sviluppatori nella preparazione dei documenti necessari alla certificazione dei sistemi di IA come dispositivi medici”.
Lo Spoke 2, guidato da Walter Mazzucco dell’Università di Palermo, lavora sulla prevenzione primaria e sull’interoperabilità fra dati sanitari e non sanitari. “La valorizzazione integrata dei dati – afferma – permetterà di predire scenari di salute e orientare azioni di promozione capillare. Uno sguardo 5.0 che unisca dati clinici, condizioni ambientali ed esposizioni agli inquinanti consentirà interventi community-based più efficaci”.
Lo Spoke 3, coordinato da Massimo Federici di Roma Tor Vergata, affronta la prevenzione secondaria e terziaria in una popolazione che invecchia rapidamente. “Le soluzioni ni digitali – spiega – possono facilitare la raccolta dei dati clinici, il monitoraggio a distanza, la mobilità nell’anziano e la somministrazione personalizzata di terapie”. Qui sono attivi 39 progetti su patologie cardiometaboliche, oncologiche e neurodegenerative.

Un unicum nazionale
Accanto a queste attività, DARE sta portando avanti un lavoro, di fatto unico nel panorama italiano, sugli aspetti di regulatory science e sulla governance dell’interoperabilità: tre Solution Framework integrati – wearable e app, la piattaforma Salus Ratio come Secure Processing Environment conforme allo European Health Data Space, e un ambiente avanzato di MLOps – costituiscono un’architettura che oggi integra otto progetti ad alto impatto dedicati alla standardizzazione dei dati (HL7-FHIR, HealthDCAT-AP), alla simulazione completa dell’infrastruttura HealthData@EU e allo sviluppo di un vero e proprio regulatory ML-Ops, aprendo la strada a una possibile Regulatory Sandbox per l’intelligenza artificiale in sanità.

L’impatto sull’innovazione
Dal punto di vista economico, la prevenzione è un moltiplicatore: come ricorda Mazzucco, “ogni euro investito in prevenzione può generare risparmi fino a 14-15 euro in cure non erogate”. Non sorprende quindi che DARE abbia scelto di investire anche nell’imprenditorialità, con programmi come ReActorPro, promosso da Bi-Rex e G-Factor e pensato per accompagnare i ricercatori nella creazione di startup ad alto potenziale e avvicinare ricerca e industria, che ha già formato 25 team. “La trasformazione digitale – spiega Chiari – ci offre strumenti in grado di migliorare non solo la salute, ma anche la sostenibilità del sistema”. Una direzione che trova eco nel posizionamento europeo: dall’EHDS all’AI Act, l’Italia può giocare un ruolo da protagonista proprio grazie a iniziative come DARE.


Verso un modello italiano
DARE sta contribuendo sul campo a definire un modello nazionale di prevenzione basato su interoperabilità, evidenza scientifica e collaborazione pubblico-privata che potrebbe interagire con attori quali l’Hub Nazionale della Prevenzione istituito dal Ministero della Salute. Un modello che, anticipando bisogni e riducendo costi, accelera l’innovazione e valorizza la filiera industriale italiana.

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